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Focus | I consigli di Rossella Verze | 11 Settembre 2017
Il mal di pancia
del viaggiatore
Il mal di pancia del viaggiatore

Che sia un fine settimana, un viaggio lungo e avventuroso, una vacanza al mare o una meta esotica con scarse condizioni igienico-sanitarie, il cambio di abitudini e la variazione delle temperature hanno delle conseguenze sulla nostra flora batterica intestinale, causando disturbi come diarrea, stitichezza, gonfiore e dolori addominali.
La flora batterica intestinale ha un ruolo fondamentale:

· è una barriera difensiva contro l'attacco di eventuali batteri patogeni; se, infatti, la barriera mucosale intestinale viene alterata, i germi patogeni possono insediarsi in zona extraintestinale;

· fermenta il materiale non digerito producendo acidi grassi a catena corta, importanti per la fonte energetica delle cellule epiteliali intestinali;

· interviene nella sintesi di vitamine e nel metabolismo di nutrienti, nell’assorbimento di magnesio, calcio e ferro e nel controllo della produzione di gas intestinali attraverso la fermentazione dei residui non digeribili;

· grazie al pH acido la microflora intestinale funge da barriera anatomica inibendo la crescita di agenti patogeni;

· stimola la produzione delle IgA e una riduzione conseguente delle IgE implicate nelle reazioni allergiche.

Uno squilibrio del microbiota può causare la diarrea del viaggiatore.

Come si contrae?

Si può contrarre consumando acqua e cibi contaminati da virus o batteri, rovinando il nostro meritato momento di relax e benessere.

Si tratta della malattia più comune che può colpire in viaggio; in genere l'esordio della malattia, si manifesta entro la prima settimana ma potrebbe verificarsi durante e in ogni momento del viaggio, addirittura anche dopo il ritorno.

Le destinazioni a rischio più elevato sono i paesi in via di sviluppo come: America Latina, Africa, Medio Oriente e Asia; le persone a maggiore rischio sono gli immunodepressi, chi è affetto da malattie infiammatorie intestinali, chi assume gastroprotettori anti-H2 o antiacidi. La fonte primaria d’infezione è l'ingestione di acqua o di cibi contaminati da feci; i viaggiatori per minimizzare i rischi di diarrea dovrebbero evitare cibi e bevande acquistate da venditori ambulanti, posti dove sono presenti in scarse condizioni igieniche ed evitare di mangiare cibi come carne o pesce poco cotti e evitare la verdura e la frutta non sbucciata. I cibi cucinati e conservati sono solitamente sicuri; da evitare anche l'acqua del rubinetto, ghiaccio, latte non pastorizzato; invece tra le vivande sicure c'è l'acqua in bottiglia, il te e il caffè caldo, la birra, il vino e acqua bollita o comunque sterilizzata con opportuni trattamenti.

Nella maggior parte dei casi aumenta la frequenza, il volume e la quantità di feci evacuate. Di solito un viaggiatore ha 4-5 scariche al giorno; altri sintomi generalmente benigni e che

si risolvono in 1 o 2 giorni, comunemente associati sono: nausea, vomito, crampi addominali, gonfiore, febbre; raramente la diarrea di viaggiatore è un rischio per la vita. L'agente infettivo più comune è l’Escherichia coli che produce una diarrea acuta, associata a febbricola, ma anche altri agenti patogeni come virus o altri parassiti enterici possono essere agenti casuali.

Quando la diarrea è lieve o moderata tipo un paio di scariche nelle 24 ore e senza febbre è indispensabile reintegrare la quantità di sali minerali persi con delle soluzioni orali, bere molta acqua, una dieta leggera, associare dei fermenti lattici probiotici. Esistono alcuni probiotici, che consiglio di cominciare ad assumere già 5 giorni prima della partenza e durante tutta la durata del viaggio.

Per trattare il sintomo si possono utilizzare degli antidiarroici a base ad esempio di loperamide, che provoca la diminuzione dell'attività muscolare intestinale rallentando il transito di cibi e d'acqua e consentendo un maggiore assorbimento di liquidi diminuisce la frequenza delle scariche. Aumenta quindi la consistenza delle feci, diminuiscono i movimenti del colon, si riduce il riflesso gastrocolico e quindi lo stimolo a evacuare.

La dose di attacco è costituita da due compresse insieme e una compressa dopo ogni evacuazione di feci molli senza superare le quantità di 8 compresse al giorno; il trattamento va interrotto se non si hanno più movimenti intestinali e non va usato per più di 48 ore.

Nel caso di scariche di diarrea più frequenti, 2 o 3 volte ogni ora, associata a tachicardia, sensazione di confusione, febbre, dolori addominali, sangue e muco nelle feci bisogna avvisare tempestivamente il medico. Anche in questo caso è importante la reidratazione orale e il medico prescriverà antibiotici come ciprofloxacina, rifaximina e clotrimoxazolo.

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