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Editoriali | Daniele Lapenna | 13 Febbraio 2018
Sanremo, vince
la formula Baglioni
Sanremo, vince la formula Baglioni

Il Festival della canzone italiana giunto quest’anno alla sua 68° edizione, si è consumato con una grossa novità, forse epocale (passatemi il termine); per la prima volta il direttore artistico nonché presentatore, è stato un cantante.

Il motivo è stato chiaro fin da subito, la prima serata, ha fatto registrare ascolti da record con il 52% dello share, due punti al di sopra della stessa serata dell’anno del duo Conti/De Filippi. Così è stato anche per le altre 4 serate, fatta eccezione per la finale che ha visto una leggera inflessione, ma comunque rispettando l’andamento di questa edizione.

Il direttore artistico Claudio Baglioni, ha scelto con grande maestria i suoi “compagni di viaggio”: la bravissima e bellissima Michelle Hunziker, che ha fatto rimpiangere a molti non averla scelta prima, e Pierfrancesco Favino, che con leggerezza e simpatia ha retto una pressione mediatica non semplice da gestire. Voto al trio 10!

Dal punto di vista puramente musicale, i 20 big in competizione, hanno dimostrato di saper “reggere” la pressione del palco Sanremese. Molta emozione, ma grande controllo stilistico.

Parlando di stile, le performance di Ron (all’anagrafe Rosalino Cellammare) e della più navigata Ornella Vanoni con il duo Pacifico al pianoforte e Bungaro alla chitarra acustica, sono state sontuose, condite da un’eleganza che si vede raramente. Ron con un testo scritto dal compianto Dalla ha dimostrato quanto immenso sia il patrimonio artistico e musicale di Lucio.

Una performance già vista e rivista quella del “Lo Stato Sociale”, (gruppo mai visto prima), basti pensare che nel 2002 Daniele Silvestri con il brano “Salirò” portò a Sanremo un balletto eseguito da un ballerino vestito da scimmia, anticipando anche il buon Gabbani che l’anno scorso ha trionfato con Occidentali’s Karma, brano (accompagnato dallo stesso ballo di cui sopra). La scimmia nuda balla cantava Gabbani; quella di Silvestri pure ballava, ma era vestita. Voto basso, seppur secondi classificati con il brano “Una vita in vacanza”. Terza Annalisa che ha cantato “Il mondo prima di te”. Carino, ben arrangiato, più Sanremese degli altri due, ma non abbastanza alla moda da vincere il primo premio. Unica pecca forse.

Il duo Ermal Meta-Fabrizio Moro, squalificati per presunto plagio prima, riammessi poi, perché il fatto non sussiste. In Italia nessuno ha mai compreso esattamente quando è plagio o no… Autocitazione, dicono. Hanno vinto il Festival proprio i due più discussi, che quasi sembra abbiano messo d’accordo tutti: la stampa, la giuria di qualità, il pubblico, e anche i famosi e più citati “fruitori della musica”.

Ron è il vincitore del Premio della critica “Mia Martini” della sezione Campioni. Il Premio “Sergio Endrigo” per la migliore interpretazione va a Ornella Vanoni mentre il Premio “Sergio bardotti” della giuria degli esperti è stato assegnato a Mirkoeilcane. Va invece a Max Gazzè il Premio “Giancarlo Bigazzi” per la migliore composizione musicale assegnato dall’orchestra del festival.

Tra le nuove proposte ha vinto Ultimo, sembra incredibile, ma ha vinto lui!

Niccolò Moriconi, romano classe ’96, con il brano “Il ballo delle incertezze”, carino, ricorda forse l’Alex Britti dei primi successi.

Ottima anche le performance degli ospiti: Biagio Antonacci, Il Volo, Gianni Morandi, Fiorello, Vecchioni e Baudo, che con la sua “lettera” a Sanremo ha convinto ancora una volta (la 14esima per essere precisi) il pubblico esigente dell’Ariston.

Emozionante l’esibizione di Sting con il brano “Io muoio per te” scritto da Zucchero e cantato in italiano; divertente quella con Shaggy che ha saputo coinvolgere anche parte della platea presente allo spettacolo!

Bellissimo ed elegante il tributo a Fabrizio De Andrè ed Umberto Bindi eseguito con grande classe dal trio Gino Paoli, Claudio Baglioni e da Danilo Rea al pianoforte. Ha suscitato grande curiosità ed interesse la coppia assolutamente inedita James Taylor/Giorgia. La curiosità è durata pochi secondi, tali infatti sono stati sufficienti a comprendere lo spessore artistico elevatissimo della performance! Voto fate voi!

Questa edizione del festival ha riservato grandi sorprese, ci ha fatto scoprire che le classifiche non sempre hanno importanza, e soprattutto ci ha resi consapevoli che con leggerezza, umiltà ed educazione, si possono raggiungere traguardi davvero impensabili qualche anno fa su quello stesso palco, di quello stesso identico teatro Ariston.

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