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Local | | 06 Gennaio 2019
Scampia e le vele che non
possono più navigare
Scampia e le vele che non possono più navigare
Invita il comandante della Sea Watch 3 Anne Paul Lancet a volgere la prua verso la sua città il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, perché preoccupato delle condizioni di salute delle persone che sono state salvate e sono a bordo al freddo e con poco cibo. Peccato che un attracco per altre vele, quelle di Scampia, il sindaco non riesce a trovarlo, ed il capitano putativo di questa nave di cemento, il sensei Gianni Maddaloni, è stanco di combattere contro la tempesta della politica.
Lui che contrasta la camorra con lo sport, la violenza con la gentilezza, che con una mano stringe con affetto le spalle dei suoi allievi e con l'altra li spinge con determinazione a terra per insegnargli a cadere, affronta qualcosa che è veramente spietata ma non è la malavita. Maddaloni è un sognatore, quasi quanto un bambino: sognava l'oro olimpico ed è arrivato per il figlio Pino. Sognava di aiutare i ragazzi ed i detenuti e ci è riuscito. Sognava che il
diritto allo sport venisse riconosciuto ed è arrivato l'aiuto del presidente della Campania Vincenzo De Luca che, a Dicembre 2018, ha erogato un contributo per chi ha difficoltà a pagare la quota. Ma anche i sognatori fanno gli incubi ed ecco che nei sonni tranquilli arrivano le prime nuvole scure. Dal Febbraio 2017 il sindaco De Magistris ha fissato un affitto di 1.755,00 euro mensili per la struttura a Scampia che gli è stata affidata dalle precedenti amministrazioni anche se concretamente, non c’è alcun titolo: una cifra mostruosa per chi spesso insegna gratuitamente il Judo perché crede nel valore dello sport. Lui ha provato una mediazione in Comune, si è incontrato con chi prima è stato solidale e lo ha elogiato e
rassicurato ma poi ha dovuto piegare la testa, verso cosa non è dato capirlo. E poi all'orizzonte le saette della tempesta, di quelle che le vele le distruggono: 270.270,00 euro di affitti arretrati che non sono richiesti ma pretesi, senza troppi appelli.
La notifica arriva con una premessa: “il comune di Napoli sta provvedendo al recupero delle somme di cui è creditore per il risanamento della situazione finanziaria, soggetta a costante controllo della Corte dei Conti”. Pagare o lasciare i locali.
La vela non navigherà più perché legata con una salda cima ad una bitta, con il rischio di affondare, nonostante che i riconoscimenti al suo merito siano numerosi e frequenti. Addirittura il Ministero di Grazia e Giustizia gli scrive spesso per pregarlo di inserire ragazzi e adulti detenuti in quello che è stato chiamato il “percorso Maddaloni” di recupero. Gianni Maddaloni non vuole smettere di sognare. Ancora oggi, oltre che alle quote di iscrizione che chiede (su più di 500 iscritti, sono circa 120 quelli che pagano 20 euro al mese) ha diverse persone che lo aiutano, come gli amici dei Lions di Napoli, l'associazione onlus Yuki di Milano (http://www.yukionlus.org/) oppure privati che mensilmente contribuiscono alle spese.
Ma mantenere una palestra è oneroso e lui oramai non riesce a fronteggiare tutto. Spera ancora nell'aiuto del Comune quando lo stesso De Magistris un giorno disse "tranquillo, te le levo io le bollette" prima che il vento portasse via le sue parole.
Gianni Maddaloni con la sua attività sopravvive ma non si arricchisce, altrimenti non  vivrebbe ancora in affitto e magari invece di una semplice macchina ed un motorino, avrebbe un bel SUV. Ma si arricchisce con l'affetto di chi lo rispetta, di chi aiuta, di chi varca la soglia della sua palestra accettando le regole che impone con un bel cartello all'ingresso, con il sorriso di chi aveva un problema ma ha saputo risolverlo, con gli illustri sconosciuti che
sposano la sua causa, con chi lo chiama a fare progetti in tutta Italia. Ecco perché l'azione del sindaco De Magistris di invitare la Sea Watch 3 lo lascia molto perplesso. Perché nessuno mette in discussione il dover aiutare chi è in difficoltà dal momento che siamo (o dovremmo essere) tutti esseri umani, ma non può esistere che questo diventi di serie A e di serie B. Non si può trasformare un sentimento nobile in battaglia politica che poi potrebbe diventare interesse personale. Perché per le persone a bordo della nave ONG il sindaco si è mosso in quel modo, addirittura con una pagina sul sito del Comune per ricercare napoletani pronti ad accogliere nelle proprie case queste persone, ma non è disposto a mettere lo stesso impegno verso chi combatte la camorra ogni giorno? Gianni Maddaloni continuerà a testa alta quello che fa anche fuori dal tappeto della palestra, ma è lecito per lui chiedersi perché tale evidente disparità. Eppure la camorra è una piaga sociale per Napoli, anche se in televisione passa delle volte un messaggio differente nei serial televisivi. Qual è la differenza tra aiutare lui e chi sta su quella barca? Non è razzismo, Gianni Maddaloni non pretende di essere messo al primo posto e neanche che non si aiutino i fratelli in difficoltà. Vorrebbe solo che le parole di De Magistris non siano perse al vento ma concrete. Lui non chiede speranza, ma vuole essere ancora di più una speranza.
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